Day 20, Gili



L'ultimo giorno è stato tutto troppo veloce.
Siamo partiti con due bagnarole verso le Gili e ci siamo persi subito, perché avevamo ingaggiato i peggiori marinai di tutto l'arcipelago della Sonda Indonesiana.

Abbiamo fatto il bagno con le tartarughe marine. E pazienza se tuffandomi mi sono scorticata un braccio contro lo scafo, o de poi la corrente era fortissima e non riuscivamo più a risalire in barca.

Al momento di sbarcare, non sapevano come fare e abbiamo dovuto farlo un chilometro più in là, con una cosa molto alla Cristoforo Colombo.
Al momento di risalire in barca, la marea si era alzata e sono stati 40 minuti di isteria collettiva. Con la barca che andava avanti e indietro in modo inconcludente, le onde, l'acqua che ormai ci arrivava al petto, la prua che puntava verso di me con lo zaino sulla testa che gridavo WAIT, WAIT

«Silvia, spostati!»
«Non posso, ho le ciabatte!»

I graffi dei coralli, Massimo che ha tirato un bestemmione mentre cercava di salvare la sacca stagna della macchina fotografica, io e Martina agganciate al bilancere della barca senza riuscire a salire

«Ma nuotate!»
«Ma c'è la corrente, e abbiamo le ciabatte!»

E più ridevamo, meno riuscivamo a salire.
E poi il mare si era fatto grosso e il motore si era ingolfato e la barca non partiva più. Non saremmo ripartiti se Matteo non l'avesse presa come una questione di principio tra lui e il motore.

Poi l'ultima cena sulla spiaggia, il custode che ci ha chiusi dentro e abbiamo dovuto scavalcare il muretto, il supermercato alle quattro del mattino con il reggiseno nella tasca dietro dei jeans, l'ultima doccia alle cinque.


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